IL CLAN RICEVUTO NEL DIPARTIMENTO FORESTAZIONE DELLA REGIONE BASILICATA

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Gli interessi della ‘ndrangheta in Basilicata erano molteplici. Nel nostro territorio, secondo gli inquirenti, il capo ‘ndrina era Nicola Rucitera di Policoro, imparentato con il clan, avendo sposato una Cordì, la sorella del boss Francesco. Secondo gli inquirenti Rucitera era stato “affiliato” non solo perché imparentato con il capo, ma anche per la sua contiguità con il mondo «imprenditoriale e politico». Rucitera, infatti, grazie alle sue conoscenza riuscirà a far entrare nei palazzi del potere la ‘ndrangheta per tentare di mettere mano nelle opere pubbliche. Come accade il 12 ottobre del 2015, quando nel palazzo della Regione Basilicata viene ricevuto, insieme ad altri suoi uomini di fiducia, da due esponenti di spicco del Dipartimento Agricoltura e Forestazione: Piernicola Viggiano e Mario Ungaro. Il primo, evidenziano i Ros dei Carabinieri, nominato nel 2015 con «posizione organizzativa di grado B, responsabile della “Gestione e tutela del patrimonio forestale regionale”». Il secondo, anch’egli con «posizione organizzativa di grado b» ma con funzione di «Responsabile della Unità di controllo decentrata», particolarmente attenzionato dagli inquirenti che in una nota di servizio lo qualificano quale pregiudicato «per falsità ideologica, omissione d’atti d’ufficio e abuso d’ufficio». La ‘Ndrangheta voleva mettere le mani su un bando dell’Alsia. I fatti si svolgono nel 2015, a ottobre. Rucireta, in quel mese, si dà significativamente da fare, tenendo sempre aggiornato il capo-clan Piromalli, attraverso il cognato Cordì. Il bando che il clan vuole aggiudicarsi “a tutti i costi” è quello per “la riqualificazione delle aree boschive” comprese tra Pisticci, Scanzano Jonico e Policoro. La ditta della filiera che secondo la ricostruzione delle Procura  “se lo deve aggiudicare” è pugliese, ma avrebbe anche sede anche nel comune lucano di Viggiano. Il primo contatto che Rucireta attiva è quello con il segretario provinciale del Pd materano, nonché ex sindaco di Pisticci, Pasquale Bellitti. L’incontro avviene nell’auto zeppa di cimici messe dai Ros in utilizzo a Rucireta, il quale a inizio colloquio si lamenta con Bellitti per vecchie vicende, come quella, a suo dire, dei pochi investimenti per il villaggio turistico “Ex-Club Med” di Marina di Pisticci (MT). Poi la conversazione va al dunque: l’appalto delle aree boschive. Rucireta dice di voler partecipare tramite un’ Ati con «una grossa azienda  che è nel settore che è anche accreditata in Basilicata». Purtroppo però aveva un problema da risolvere. Mancava un agronomo forestale sufficientemente titolato. E Bellitti si fa da tramite per trovare «un aggancio (…) per andare avanti (…)». Decidono così che Bellitti doveva contattare Domenico Romaniello, direttore dell’Alsia indicato quale «l’apice» e Vincenzo Capece, responsabile dell’Area tecnica dell’Alsia. Ed è proprio Romaniello che, successivamente, analizzando la procedura tecnica con un socio di Rucireta, fa sapere a entrambi che sa bene «come stanno le cose», aggiungendo pure « (…) li la provincia ha già fatto i cazzi suoi(…) ».  A questo punto, da quanto emerge dalle carte dell’antimafia calabrese, avvengono gli incontri in Regione con i predetti Viggiano, del Dipartimento Politiche Agricole e Forestali e responsabile della “Gestione e tutela delpatrimonio forestale regionale” e Mario Ungaro, dello stesso dipartimento e responsabile anche della Unità di controlli decentrata. L’operazione pero’ alla fine non si farà. Ma non perché non ci fossero le condizioni “ambientali” per procedere, ma perché Rucireta non considera abbastanza vantaggiosa l’attività per il clan, così ritiene l’Antimafia. E comunica “a chi di competenza” di rinunciare all’appalto in via diretta, ma di rimanere «alla finestra», eventualmente valutando poi di entrare comunque nel business in subappalto. Gli inquirenti stanno proseguendo gli accertamenti per sentire le società che hanno partecipato al bando inviando e comprendere se e in che modo abbiano ricevuto poi pressioni da Rucireta, anche per eventuali subappalti. Il segretario del Pd Bellitti, come pure gli altri soggetti coinvolti in questa vicenda: Viggiano, Ungaro, Romaniello e Capece, al momento non risultano indagati dalla Procura anti mafia di Reggio Calabria. Bellitti si è dichiarato estraneo ai fatti e si è detto a disposizione della Magistratura al fine di fornire ogni eventuale utile collaborazione.

FerMol

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