PROCESSO BOLLETTINO PER USURA ED ESTORSIONE

Nell’ambito del processo a carico dei fratelli Bollettino, Giovanni e Ida, è stato oggi ascoltato in qualità di testimone Saverio Sangregorio, già costituitosi parte civile. L’operazione che nell’ottobre del 2011 portò all’arresto di 4 persone, accusate a vario titolo di usura ed estorsione, venne denominata Scala Reale e cominciò nel 2009 quando gli inquirenti della Squadra Mobile della Questura di Potenza, avviarono indagini su un giro di debiti e prestiti di denaro per gioco d’azzardo. Il testimone ha fornito la sua personale ricostruzione della vicenda. Tutto avrebbe preso inizio, nel 2008, in modo del tutto normale e innocente. Sangregorio era diventato amico di Bollettino dopo aver effettuato alcuni acquisti nella sua gioielleria in piazza sedile. Senonché, sulla base della recente conoscenza, a poco tempo di distanza dall’inizio della frequentazione tra i due, Bollettino avrebbe chiesto a Sangregorio, come favore personale, il prestito di 3 mila euro, per far fronte a un debito. Somma ceduta dal testimone e mai riavuta in seguito. Dopo ulteriori pochi mesi, ancora Bollettino, nonostante non avesse ripagato il primo prestito, avanzò nuovamente una richiesta di credito, questa volta di 1.500 euro. Somma che sulla base di non motivate spiegazioni Sangregorio prestò.  Da questa transazione in poi, il testimone sarebbe incappato in una truffa che pian piano si andava ingigantendo. All’ennesima richiesta di restituzione del denaro, Bollettino, invece di saldare il prestito, fece una proposta. Tramite la sorella Ida, era in grado di far accedere Sangregorio ad un finanziamento di 15.000 mila euro. E volendo se avesse portato un’altra persona di suo gradimento, avrebbe fatto da tramite anche per un secondo finanziamento di pari importo. Quella che sembrava una proposta, sempre a detta del teste, si sarebbe in seguito rivelata l’unico modo per riavere finalmente l’intera somma inizialmente prestata. E comunque, per stessa ammissione di Sangregorio egli decise di accettare anche perché quei soldi gli sarebbero stati utili per far fronte a varie spese e per ripagare piccoli prestiti familiari. Quindi, secondo questa descrizione dei fatti, Bollettino prima avrebbe chiesto denaro, poi avrebbe proposto di scambiare il credito iniziale con un finanziamento quasi tre volte superiore. Unica condizione favorevole sarebbero stati quegli interessi, concordati in un primo momento in una cifra pari a 4 mila euro e che forse Sangregorio avrebbe potuto evitare di pagare, poiché corrispondenti a quel prestito personale effettuato nei confronti di Bollettino. La sorella Ida pretendeva in cambio degli assegni come garanzie, che vennero forniti dal testimone, perché Bollettino si diceva protestato. In pratica il credito iniziale sarebbe andato via via trasformandosi in interessi da pagare. Così dai 15.000 euro si sarebbe arrivati ad un debito, in poco più di un anno, di circa 24 mila euro. Tra modifiche e precisazioni qualche dato potrebbe non collimare. Sangregorio ha più volte rettificato alcuni dettagli. Ciò ha dato modo alle difese di avanzare dei dubbi sulla sua credibilità e addirittura ipotizzare una certa complicità con l’imputato. In ogni caso Sangregorio ha affermato di aver incontrato personalmente Ida Bollettino in una sola occasione. Mentre i rapporti con il fratello si sarebbero interrotti in seguito ad un grave episodio di violenza, che la difesa pare non voler contestare. Nell’11 giugno del 2009 il testimone subì, sotto la propria abitazione, un pestaggio da parte di Bollettino. Dal controesame del teste, effettuato dalla difesa dell’imputato, è emerso che, per quanto egli abbia in gran parte negato, poteva essere dentro l’ambiente del gioco d’azzardo. E più importante che fosse, per alcuni movimenti del Bollettino, non del tutto estraneo alla vicenda dei prestiti e dei tassi usurai verso terzi. Inoltre Sangregorio avrebbe avuto a disposizione, per transazioni monetarie, non un solo conto corrente come aveva indicato inizialmente agli inquirenti, conto chiuso successivamente al suo essere dichiarato protestato, ma ben altri tre, di cui uno ancora non risulta con chiarezza chi sia il reale intestatario.