TENTATO OMICIDIO DI MELFI: LA SENTENZA A FEBBRAIO

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Oggi in Tribunale a Potenza all’udienza per il tentato omicidio di Melfi non sono state formulate né la requisitoria del PM, né l’arringa della difesa, ma con molta probabilità esse saranno formulate a febbraio del 2017, data in cui potrebbe arrivare la sentenza. Il processo riguarda un fatto di violenza accaduto a Melfi nel 2010. L’imputato, Giovanni Avello, un cinquantenne pregiudicato di Rapolla, oggi a processo, è accusato di tentato omicidio, poiché avrebbe accoltellato il nipote dell’allora convivente, Michele Russo. Oggi è stata sentita in aula la vittima che in seguito all’accaduto riportò una profonda ferita, per la quale, ricoverato in prognosi riservata, subì una delicata operazione. Sul motivo del gesto e sulle dinamiche contestuali al fatto la vittima non ha portato alcun elemento utile per chiarire la situazione. Anzi, ha confermato che con l’aggressore aveva buoni rapporti e che al di là di quell’episodio non ricorda ulteriori screzi. Inoltre, nonostante la pericolosità dell’episodio, ha dichiarato di non aver, a titolo personale, approfondito, in seguito alle dimissioni dall’ospedale, né con il diretto interessato né con altri presenti, cosa avvenne. In generale, la vittima ha scarsi ricordi sulla vicenda, motivati anche, a sua dire, dall’uso che all’epoca dei fatti faceva di psicofarmaci. Le domande del PM proprio su questo si sono soffermate. Quasi a voler aver chiaro se queste reticenze fossero dovute realmente all’uso di determinati medicinali o ad un timore, probabilmente di un qualche tipo di ritorsioni, che la vittima, tutt’ora, ha.  Il caso, al di là di quali siano state le motivazioni, si è originato all’interno di un ambiente familiare già particolare. La zia della vittima, fu al centro di un fatto di cronaca che circa vent’anni fa segnò la cittadinanza di Melfi. Con le sorelle assassinò una nipote minorenne per vendicare la morte del fratello.

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Ferdinando Moliterni

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