«RENZI NON SI È OCCUPATO PER NIENTE DEGLI INTERESSI DELLA BASILICATA»

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«In questa campagna referendaria Renzi e il suo governo fanno come il comandante Achille Lauro, promettendo qualcosa prima del voto e qualcosa dopo, da ultimo lo ha fatto la Boschi sul bonus degli 80 euro. Avendo visto Renzi, che gira in lungo e in largo l’Italia e in particolare le regioni del Mezzogiorno blandendo le singole categorie, promettendo “a destra e a manca” in ogni territorio, c’eravamo posti ieri la domanda su quali punti avrebbe solleticato i cittadini lucani a cominciare dalle infrastrutture e dal tema del petrolio. Nulla di tutto questo!». E’ qunato dichiara il parlamentare di Sinistra italiana Vincenzo Folino, secondo il quale «Renzi non si è occupato per niente degli interessi della Basilicata, perché ormai la ritiene persa alla sua causa e non ha degnato i cittadini lucani nemmeno delle blandizie usate in altri luoghi. A Matera ha fatto un vago accenno al Piano delle infrastrutture, nel mentre in settimana saranno esaminati dalla Commissione di Bilancio della Camera i vari emendamenti depositati dai deputati lucani, per il completamento della ferrovia Ferrandina-Matera. A Potenza l’iniziativa caratterizzata dalla bella e pacifica protesta degli studenti e dei cittadini, con uno schieramento di forze dell’ordine francamente spropositato». Renzi, a detta di Folino, ha ripetuto lo show teatrale, senza alcun accenno autocritico alle sue battute offensive sui lucani, in relazione alla vicenda petrolifera e men che meno sulle vicende giudiziarie riguardanti le estrazioni, per le quali si è più volte espresso a favore di Eni e contro la magistratura lucana, risultato poi sconfessato dai fatti e dagli atti. Infine, quando gli è stata posta una domanda specifica sul petrolio «il premier – conclude Folino – si è limitato ad una rassicurazione vacua e generica ed ha preferito parlare di farmaci e sanità in maniera sconclusionata e propagandistica. Il suo passaggio necessitato e rituale dalla Basilicata forse spingerà tanti altri cittadini ad andare a votare il 4 dicembre un NO convinto, per non far scomparire questa regione e per difendere una Costituzione buona in un Paese malato, nel quale i rimedi proposti dalla riforma di Renzi hanno forti controindicazioni e spesso sono peggiori del male».

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