«IN AUMENTO GLI ACQUISTI DI PRODOTTI ILLEGALI»

Nel 2016 il 27% circa dei consumatori ha acquistato almeno una volta prodotti illegali o ha utilizzato servizi offerti da soggetti non autorizzati. Abbigliamento (+2,1%) e audiovisivi, videogiochi, musica (oltre il +2%) svettano su tutti, ma tra i settori più colpiti ci sono anche i gioielli e i generi alimentari. Cresce anche l’acquisto illegale sul web, dai farmaci all’elettronica. Il 72% circa dei consumatori pensa che acquistare prodotti illegali sia “normale” o “utile” per chi è in difficoltà. Lo sostengono in prevalenza uomini e giovani fra i 18 ed i 24 anni. Nel 2016 la percentuale delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti che ritengono di essere state danneggiate “in generale” dall’azione della illegalità è cresciuta al 65,1% rispetto al 62,1% del 2015. La percezione è più forte tra le imprese del Mezzogiorno. Questi i principali risultati dell’indagine “Legalità, mi piace 2016” effettuata tra le imprese e i consumatori da Confcommercio-Imprese per l’Italia. Per Fausto De Mare, presidente Confcommercio Imprese Italia Potenza «l’illegalità, la contraffazione e l’abusivismo incidono sul corretto funzionamento del mercato in quanto falsano il gioco della concorrenza, comportano la perdita di fiducia degli operatori e la diminuzione degli investimenti. Questi fenomeni impattano pesantemente sul sistema economico-sociale anche sul nostro territorio in quanto determinano la chiusura di imprese oneste e la perdita di posti di lavoro, colpiscono la tutela dei consumatori, la sanità e la sicurezza pubblica, causano un danno d’immagine all’intero Paese. Inoltre, a causa dell’abusivismo commerciale e della contraffazione – aggiunge De Mare – il commercio al dettaglio e la ristorazione si vedono sottrarre complessivamente oltre 17 miliardi di euro all’anno di fatturato. Bisogna opporsi, prioritariamente, a questa situazione che sottrae energie all’intero Paese». Secondo De Mare bisogna farlo tutti insieme: imprese, consumatori e istituzioni pubbliche. «E proprio allo Stato vogliamo dire che, poiché l’illegalità spesso si annida nella complessità, le imprese devono essere agevolate e non vessate dal fisco e dalla burocrazia, specie quando creano lavoro, reddito e benessere, ovvero ciò che negli altri Paesi è incentivato e premiato. Aiutiamole ad uscire da questo meccanismo perverso. E facciamolo presto e bene perché il tarlo dell’economia malata sta corrodendo inesorabilmente l’economia sana del Paese. Oggi è, dunque, arrivato il momento nel nostro Paese – aggiunge – di guardare la legalità non come un “di più”, ma come precondizione per la crescita e lo sviluppo, tanto più per uscire dalla crisi». Sempre dall’indagine Confcommercio, nel 2016 il 27% circa dei consumatori (l’1% in più rispetto al 2015) ha acquistato almeno una volta prodotti illegali o ha utilizzato generi di servizio offerti da un soggetto non autorizzato a erogarli. Gli acquisti contraffatti si concentrano in prevalenza in: abbigliamento, orologi, gioielli, occhiali, alimentari, audiovisivi, musica e videogiochi. L’abbigliamento è il settore più colpito in assoluto: i consumatori che acquistavano illegalmente nel 2015 erano il 57,9%, oggi sono il 60% (+2,1%). Cresce anche l’acquisto illegale di audiovisivi, musica e videogiochi (dal 13,1% del 2015 al 15,2%), e si espande l’acquisto illegale sul web. Si acquistano prodotti illegali in prevalenza «perché si pensa di fare un buon affare risparmiando» (lo dice il 73,3% dell’intero campione degli intervistati, contro il 70% del 2015) o «perché non si hanno i soldi per acquistare i prodotti legali» (lo dichiara il 73,2% contro il 72,1% del 2015). A ritenere che acquistare prodotti illegali sia “normale” e “utile” per chi è in difficoltà economiche sono in prevalenza gli uomini e i giovani fra i 18 ed i 24 anni.