«HO PAGATO PER ESSERE ASSUNTA AL SAN CARLO, MA SONO STATA TRUFFATA»

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Pm Francesco Basentini
Pm Francesco Basentini

In mattinata, presso il Tribunale di Potenza, sono state ascoltate le dichiarazioni di quattro testimoni in relazione nel processo “Nibbio 3”, nel quale la Procura ipotizza abbiano operato, per conto del boss Renato Martorano, gli imputati: Domenico Capoluongo, Sergio Mauro, Giuseppe Pietro Miraglia, Michele Molinari, Mario Montefusco, Giuseppe Robilotta e Dorino Stefanutti, a vario titolo di  commissione di estorsioni, truffe, usura, altri reati, anche contro il patrimonio e la pubblica amministrazione. La prima teste ha dichiarato che era venuta a sapere che Capoluongo poteva aiutarla nella ricerca di un lavoro. Disoccupata all’epoca dei fatti, la teste si recò presso l’ufficio del ragioniere in via Alianello, dove aveva sede la sua società, per capire in che modo ciò sarebbe potuto avvenire. Capoluongo avrebbe paventato di avere “canali preferenziali” che però per garantirgli l’assunzione necessitavano di “essere oleati” con il pagamento di una cifra tra le 500 e le 1000 euro. Ma alla fine, nonostante la donna abbia pagato, il posto di lavoro non è mai arrivato. Senza mai indicare o far cenno nè al nome della persona che avrebbe dovuto finalizzare formalmente l’assunzione, né a quale fosse il suo incarico, Capoluongo in un primo momento avrebbe promesso un posto fisso come addetta alle cucine dell’Ospedale San Carlo. Successivamente, con il passare del tempo, promise, sempre sulla base del racconto della donna, un posto come addetta alle pulizie.  A conferma delle sue dichiarazioni è stata sentita anche la madre, la quale ha riferito di essersi recata presso la caserma dei Carabinieri di Potenza, esponendo verbalmente l’accaduto, senza però ufficializzare l’atto con una denuncia. E è qui che In sostanza i rapporti con il Capoluongo si interruppero. Un altro teste, invece, ha dichiarato, in riscontro alle indagini condotte dai Carabinieri che per esigenze economiche, aveva bisogno di un prestito di svariate migliaia di euro, per poter acquistare un macchinario tecnico utile alla propria attività lavorativa. Tramite Giuseppe Pietro Miraglia si sarebbe rivolto al ragioniere Capoluongo. Sono rimaste ai margini della deposizione odierna, gli aspetti relativi alle pratiche del prestito in questione, però il teste ha esplicitamente affermato di aver, in più occasioni, notato nell’ufficio di Capoluongo persone presenti proprio per chiedere danaro. Per il prosieguo del dibattimento l’udienza è stata rinviata al 17 marzo 2017 quando saranno ascoltati altri testimoni.

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