ATTENZIONE ALTA DI CONFESERCENTI CONTRO L’AMBULANTATO ABUSIVO

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In materia di vendita diretta dei propri prodotti da parte degli agricoltori, una nota del Direttore Generale del Ministero dello Sviluppo Economico, in risposta ad un quesito posto da Fiesa-Confesercenti, precisa che «è doveroso indicare ai consumatori i prodotti provenienti direttamente dall’azienda dell’imprenditore agricolo rispetto a quelli acquistati presso terzi». A riferirlo è Confesercenti Potenza sottolineando che anche a Potenza e in provincia l’attenzione di Confesercenti è sempre alta intorno a due “emergenze”: il fenomeno dell’ambulantato abusivo e quello della vendita diretta di prodotti agricoli “spacciati” per produzione propria o locale e che invece provengono persino dall’estero. «In entrambi i casi – commenta il presidente Prospero Cassino – siamo di fronte a fenomeni di concorrenza sleale nei confronti degli esercenti che pagano le tasse e non c’è alcuna tutela per i consumatori». L’Associazione dei dettaglianti alimentari aderenti a Confesercenti ha evidenziato i vantaggi amministrativi, fiscali e “pubblicitari” che i produttori agricoli possono trarre dalle norme che consentono loro di vendere i loro prodotti senza gli adempimenti e gli obblighi previsti per il commercio al dettaglio di prodotti alimentari e sottolineato, in particolare, la possibilità di vendere, nel medesimo ambito ed entro determinati limiti quantitativi, anche prodotti non di propria produzione. Nella nota Fiesa, pur prendendo atto, senza condividerla, della normativa di favore che giustifica tale particolare disciplina per i produttori agricoli, rappresenta la necessità di un rigoroso rispetto da parte degli stessi dei limiti quantitativi di vendita dei prodotti non provenienti dalle proprie aziende, al fine di evitare situazioni di vantaggio immotivato e di sleale concorrenza nei confronti dei normali esercizi commerciali, nonché l’importanza di una corretta informazione e distinzione in fase di vendita fra i prodotti propri e quelli di terzi, anche a fini di tutela dei consumatori, ponendo in vendita frutta e verdura prodotti direttamente in scomparti separati da quelli acquistati sul libero mercato per la rivendita al pubblico, in modo da rendere immediatamente distinguibile al consumatore i prodotti del contadino rispetto a quelli comprati. «Il Ministero – è scritto nella nota – riconosce che la questione posta è fondata, che effettivamente ci sono gli estremi per rilievi ai fini della concorrenza sleale (tanto che si appella al buon senso dei cittadini consumatori e delle stesse Associazioni degli agricoltori) ma non riesce a trovare la soluzione ad una questione di legittimità della norma, che pertanto rimane aperta come una ferita nel corpo legislativo statuale. Posizione che non condividiamo perché proprio ai sensi dell’articolo 21, del Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206, sussistono gli estremi e gli spazi regolamentari per disciplinare meglio e più equamente la materia».

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