IL PUNTO DI PETRULLO: L’UMILTÀ DI RICONOSCERE GLI ERRORI, ASSENTE INGIUSTIFICATA

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luciano-petrulloNon ricordo se l’estate scorsa o quella precedente, governator Pittella, impegnato in un tour estivo, fra le altre slide del suo governo, raccontò che la Regione aveva saldato ogni suo debito fino al 31 dicembre dell’anno precedente. Smentii subito quanto aveva sostenuto, nella trasmissione radiofonica Splenetenetonete, perché ero a conoscenza di almeno un paio di debiti non pagati, figuriamoci, quindi, quanti dovevano essere i debiti se una sola persona ne conosceva già due. Capii che il governo di Pittella era un governo di slogan e spot, come quello di Renzi, e di nessuna sostanza. Ma che arrivasse a redigere bilanci drammaticamente infelici, ne correva. Ci ha pensato la Corte dei Conti a svegliare i lucani, i quali ora sanno che, in Regione, i bilanci sono carta straccia, non valgono granché, ma al più sono buoni per farci sopra matte risate, se avanzasse il desiderio di divertirsi un po’. Quello che meraviglia ancora di più è la difesa dell’operato della regione, che, invece, non si salva neanche col salvagente. Se, poi, coniughiamo il risultato contabile con quello che ci racconta il governatore, e cioè la bocciatura del bilancio 2015 e lo slogan che in Regione si è attuata una notevole spending review, viene da domandarsi dove hanno tagliato e come hanno tagliato le spese se il risultato è quello che sappiamo. Il bilancio è, però, purtroppo, la radiografia della amministrazione, sintetizza insuccessi e successi, meriti e magagne; è il biglietto da visita, la pagella, la carta di identità. Ovviamente il biglietto da visita presentato dalla regione non è veritiero e può essere cestinato; vale  quello certificato dalla Corte dei Conti. E’ insomma come se un quisque si facesse stampare bigliettini da visita con su scritto che è professore, avvocato, scienziato, scrittore e filosofo e poi sapere che è solo un perdigiorno alla prima seria verifica. Di fronte al baratro della decisione della magistratura contabile, sarebbe opportuno, serio e responsabile presentarsi, a reti unificate, al popolo lucano e dichiarare più o meno “Cara gente di Lucania, ci ho provato ma non mi è riuscito niente. Ho fallito. Perdonatemi. Faccio un passo indietro. Ho ritenuto di potercela fare illudendomi e illudendo tanta gente. In pratica non è stata cosa mia. Andrò a studiare gli amministratori tedeschi, norvegesi, per via del petrolio, e americani e quando mi sentirò di nuovo pronto vi chiederò di farmi riprovare. Di nuovo scusa”. Invece ci è toccato sentire un mortificante “Continueremo a governare”. Lo scettro, quando lo si detiene, pare diventare vera e propria proprietà, non lo si molla se non costretti da circostanze esterne superiori, molto superiori. La propria capacità viene misurata davanti allo specchio al quale si continua a domandare chi sia il più bravo a governare. I risultati di una amministrazione drammaticamente perdente non inducono al dubbio, come dovrebbe accadere in ogni mente sana, umile il giusto e capace di un minimo di autoanalisi. Invece si trasforma la guida di una regione in una sfida personale, in una guerra senza confini, trascinando con sé una popolazione che, invece di godere delle sue ricchezze, ingolfa sempre di più ipotetiche mense dei poveri, perdendo i suoi giovani e rimpolpandosi di migranti, secondo la scellerata politica voluta da Pittella. Non so se è solo arroganza o presunzione. Qua sembra che i politici che governano si giochino sempre la partita della vita, tanto sono attaccati alla seggiola. Evidentemente ci sfugge qualche particolare, altrimenti capiremmo.

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