IL PUNTO DI PETRULLO: QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DI VIALE VERRASTRO

Alla Corte dei Conti il bilancio regionale non è piaciuto. In un ipotetico compito in classe, corretto come una volta, potrebbe apparire come un quadro impressionista con prevalenza dei colori rosso, ma soprattutto blu. Di fronte alla ipotetica immagine del compito, strapazzato dalla matita bicolore di un professore tanto severo quanto irriguardoso della massima autorità regionale, pare che Pittella abbia manifestato fiducia nella fattiva collaborazione mostrata o roba del genere e che comunque tutto andrà al suo posto. Magicamente?, verrebbe da pensare, tante sono le “anomalie” riscontrate? Chiamarle anomalie, poi, è un eufemismo usato per buon augurio. Forse sarebbe meglio chiamarlo, parafrasando un classico della letteratura italiana, “quel pasticciaccio brutto di viale Verrastro”. Le voci di una immaginaria enciclopedia di “come non deve essere un bilancio di una pubblica amministrazione” ho il timore ci siano tutte o quasi, nel resoconto contabile, ma, senza scendere nel particolare delle critiche-alias bocciature beccate dalla Regione, viene da pensare se, accadimenti del genere, comportino responsabilità. Orbene, non mi riferisco alle responsabilità contabili, chè c’è un organo precostituito che ci pensa già, né mi riferisco alle responsabilità disciplinari di funzionari eventualmente poco dotati per l’uso delle calcolatrici, piuttosto mi riferisco alle responsabilità politiche, quelle famose “mai pervenute” come talvolta le temperature nei bollettini radiofonici. In poche battute, fare una legge senza prevederne la copertura finanziaria può capitare anche al governo tedesco, per dire, ma farne addirittura 26 vuol dire non conoscere come si fanno le leggi e intestardirsi a produrne tante, oppure sfidare la buona sorte tante di quelle volte non se ne accorga nessuno. Ora se c’è un lucano disponibile a farsi governare da politici che sfornano leggi come panini senza prevederne la copertura, io sarei quantomeno una guardia svizzera. Vero anche, però, che non si troverà un lucano, salvo pochi oppositori ufficiali, che sottoscriverebbe una dichiarazione in tal senso. E non parliamo del resto sottolineato in blu dal magistrato contabile. Ebbene dicevamo, e la responsabilità politica? Non ce ne sono? Qualcuno ha chiesto le dimissioni, mentre Pittella se ne è uscito con un magnifico “metteremo le cose a posto, grazie della collaborazione”. Ma fa bene a non dimettersi, il governatore, meglio non disturbare il suo percorso verso il peggior risultato da quando la Corte dei Conti controlla i bilanci regionali. Meglio non distoglierlo dalle operazioni di finanza innovativa, se non si tocca il fondo è difficile provare a risalire.