RIMBORSOPOLI, LEGGIERI PUNTA IL DITO CONTRO MOLLICA E SCAGLIONE

«La notizia di 18 rinviati a giudizio tra ex consiglieri e altri tutt’ora in carica ci consegna una fotografia indegna della politica lucana. Non solo la nostra regione deve combattere quotidianamente con mille problemi legati alla mancanza di sviluppo economico, di programmazione, di sviluppo turistico, di rilancio dell’agricoltura e dell’artigianato, non solo migliaia di giovani lucani sono costretti ad emigrare, ma, come se già questo quadro non fosse di per sé sconfortante, dobbiamo anche fare i conti con una classe politica discutibile per comportamenti e cattive abitudini». Così il capogruppo regionale del Movimento 5 stelle, Gianni Leggieri che interviene sulla vicenda rimborsopoli, “scoppiata” nel bel mezzo della scorsa consiliatura. Un’occasione che portò alle dimissioni del governatore De Filippo e della sua giunta, giungendo a elezioni anticipate. Oggi dei 18 rinviati a giudizio solo due ricoprono incarichi negli uffici del Consiglio e sono Francesco Mollica, presidente delle assise, e Gigi Scaglione, coordinatore dell’ufficio Informazione. Quest’ultimo, evidenzia Leggieri, «con stipendio dirigenziale comportante una spesa lorda di circa 121 mila euro di soldi pubblici». «Mollica – afferma Leggieri – ha giustificato tale nomina in virtù di ipotetiche qualità professionali possedute da Scaglione, cosa che gli viene legittimata dalla legge regionale n. 7 del 2001 che consacra, a parer mio, un eccesso di potere nella scelta della figura dirigenziale. Per ovviare a questa anomalia legislativa regionale, sono intervenuto con una proposta abrogativa che intende ripristinare, invece, la selezione pubblica, così come previsto dalla nostra Carta Costituzionale. La meritocrazia, elemento chiave dello spirito del Movimento 5 stelle, è l’unico mezzo per contrastare lo spopolamento demografico e l’inarrestabile fuga dei giovani lucani». L’esponente pentastellato aggiunge: «Continuiamo a ripetere che tutti hanno diritto ad essere considerati innocenti sino a quando non intervenga una sentenza definitiva di condanna, e ci auguriamo che i consiglieri coinvolti riescano a provare la loro estraneità da ogni addebito, ciò però non toglie che la politica, non solo deve essere trasparente e pulita, ma deve pure apparire tale. Al politico è, pertanto, richiesto un surplus nei comportamenti pubblici e privati che nel caso del presidente del Consiglio regionale, Francesco Mollica, non può che concretizzarsi nelle sue dimissioni».