IL PUNTO DI PETRULLO: LE DAVIGATE

 

luciano-petrulloIl celebre PM Davigo, presidente dell’associazione nazionale magistrati, inebriato della autorevolezza della sua posizione e, inevitabilmente, del credito che riscuote ovunque, prova a giocarsene un poco -di credito- discettando sulla giustizia nella assoluta consapevolezza di essere, in materia, il “verbo”. Non nasconde come, secondo lui, gli italiani nascano già malvagi, portati cromosomicamente a delinquere e che solo una dose massiccia di sberle potrebbe educarli. Italiani nati onesti, fatevene una ragione, non esistete, sarete sicuramente un bluff o un imbroglio. Studi di psicologia, sociologia e tanto altro, naufragano, pertanto, nel classico “mazze e panelle”. Pensieri semplici, quelli di Davigo, direi rustici, ma il cipiglio e la baldanza coi quali li espone (o li impone) la dicono lunga sull’autoreferenzialità che gli è connaturata. Davigo sostiene che esiste una lobby degli avvocati che tanti danni apporta alla giustizia, rallentando i processi e prosciugando le tasche degli imputati, ai quali, il nostro, darebbe sberle e anni di carcere a prescindere, ma ai quali risparmierebbe i soldi per l’avvocato. Fra le due categorie diventa difficile capire quale sia quella che più odia, il valente e saggio magistrato. Di avvocati ne vorrebbe la metà -e su questo forse probabilmente ha anche ragione- ma li vorrebbe affamati, quasi non lo siano già, almeno in buona parte. Gli avvocati diminuiranno proprio per fame, questo è certo, e magari Davigo festeggerà l’avvenimento con il quale la giustizia allora e finalmente risorgerà. Certo gli avvocati sono tanti ma le cause del cattivo funzionamento della giustizia non sono loro. Basta presenziare a una udienza per vedere che solo pochi magistrati non si spaventano di essere davvero produttivi, oppure di come la maggior parte dei processi slittino per motivi che con gli avvocati hanno davvero poco a che fare. I rinvii chiesti dagli avvocati sono rarissimi e sempre accompagnati, oltre che da adeguata giustificazione, dalla sospensione del corso della prescrizione, sia chiaro, mentre quelli disposti perché il giudice non è disponibile -e capita spesso, oh!, se capita spesso- non lo sospendono, per dire. Sì, sono tanti, gli avvocati, ma ormai accettano anche pagamenti rateali, pagamenti sotto tariffa e talvolta anche promesse di pagamento addirittura verbali. Sì, sono tanti, ma parlare di lobby fa sorridere. In Parlamento pure ci sono, ma sono totalmente incapaci di avere uno spirito di categoria, sempre leggermente proni davanti alle pretese della magistratura, che, invece, lobby lo è davvero, da diventare eterei. Ecco forse l’avvocatura dovrebbe crescere finalmente e rendersi consapevole del ruolo che svolge nella società, prima ancora che nel processo. E’ un attore principale, l’avvocato, la difesa è essenziale, vitale, in un sistema civile. Il legislatore e la magistratura danno chiari sintomi di volerne fare senza o di volontà di sminuirne la funzione. E’ un fronte da aprire decisamente, ma fin tanto che gli avvocati guarderanno la punta del loro naso e non avranno neanche la dignità di opporsi a un Davigo farneticante, la decrescita di civiltà sarà inesorabile. Gli avvocati dovranno anche fare autocritica, pensando a come hanno regalato le abilitazioni, senza verificare seriamente la preparazione per decenni e inflazionando il mercato spingendolo a livelli minimi. Ma non lobby, solo professionisti con un ruolo determinato e determinante nella società. Ma ne hanno un minimo coscienza? Infine Davigo chiede una maxi depenalizzazione, mostrando una vista a dir poco miope oltre che una mente scellerata. Depenalizzando, da un lato non si puniscono, come sostiene debba invece farsi, tanti delinquenti, che non sarebbero neanche più tali per legge, ma al più possono svuotarsi di processi le aule penali, non quelle civili, che, invece, traboccherebbero ancora di più; ma Davigo fa il PM, non frequenta la giustizia civile, quindi, che gli frega?