IL PUNTO DI PETRULLO: I MIGRANTI, FUTURI LUCANI. LUCANI, POPOLO DI MIGRANTI

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È successo tutto in poco tempo. Le dichiarazioni di Pittella sul modello Basilicata, l’unica regione che ha fame di migranti, hanno aperto un capitolo, cui ha fatto seguito la notizia del magnate egiziano disposto a investire -chissà quanto e chissà come- un bel gruzzolo sull’ospitalità ai migranti, così, per beneficenza e per farla finita con la guerra fra poveri che, nel suo immaginario, dovrebbe essere quella fra lucani e appunto migranti, vien da pensare. Poi la notizia della cospicua voce in uscita, nel bilancio dello stato, di spese per i migranti che, addirittura, potrebbero consentire lo sforamento della percentuale debito-pil. Ma, ci si domanda, i migranti davvero sognano un futuro in Basilicata? Nel dubbio, consoliamoci con la certezza che Pittella li vuole in numero maggiore a quello determinato dalla stato. Sono il futuro, ci confida il governatore, e, accoglierli in gran numero, aiuterà la Basilicata che ha bisogno e i migranti stessi. Come? Che domande. A certe affermazioni bisogna credere e basta. Del resto in una Basilicata dove se si nasce si vuole contemporaneamente espatriare, iniezioni di forze fresche già belle e cresciute ci rimpolpano, anche se, continuando così, i lucani non esisteranno più. Ma cosa ci frega, penserà Pittella. E quindi il problema dell’emigrazione si risolve con la sostituzione forzata della popolazione. Se ne vanno 10? E noi ne facciamo entrare 100. D’altro canto pare che il sistema funzioni se, come sostenuto dalla procura della repubblica, l’accoglienza è un discreto business. Magari aggiungendo qualche zero di nascosto alle unità in entrata, ma uno zero in più cosa può contare? Solo ricchezza, certo solo per pochi, ma pare che funzioni solo così, in Italia. E il cerchio si chiude. Infatti Pittella parlava di benefici per i lucani e abbiamo trovato subito qualcuno che in effetti pare ci abbia guadagnato tanto. Dice ma in maniera illecita, ma che ci frega? Se i miliardi dello stato devono andare da qualche parte, meglio che arrivino dalle nostre parti. La domanda a questo punto è se ci sia qualcosa di trasparente in Italia. Il fenomeno dei migranti, fenomeno tragico di povertà e disagio, ha chi ci guadagna illecitamente; i terremoti hanno chi ci guadagna illecitamente; gli eventi, come l’Expo, hanno chi ci guadagna illecitamente. Bene ma esiste qualche momento in Italia nel quale non c’è spazio per l’illecito arricchimento di qualcuno? L’Italia, popolo di iene e condor, si ciba di tutto, ma soprattutto, da noi, le disgrazie si trasformano in magnifiche opportunità; va bene, per pochi, ma che importa? Di certo il progetto di Pittella qualche sponsor, forse in incognito, ce l’ha di sicuro, e allora venite da noi che qualche canino vorace già brilla avido. La storia ci insegna che quando si stanzia qualche miliardo da spendere meglio attivarsi per acchiapparne una parte che stare lì a fare i sagrestani. Evidentemente la logica del progetto di Pittella è un’altra (chissà, ripeto, quale), quando chiede migranti come altri chiedono investimenti (giammai infrastrutture, che quelle ma dai su ci mancherebbe), però qualcuno che ha sentito odore di soldi c’è, come vicino a una botte un ubriacone, e quindi, al tavolo dei migranti c’è spazio per tutti, affaristi inclusi. Un’idea per Pittella: quando si accoglie lo si fa mettendo in uso il servizio buono, che ne dice se realizzasse una bella moschea? Basta una domandina al vescovo, c’è la Trinità che aspetta e l’integrazione prenderebbe davvero forma.

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