SANTARSIERO «PRIMA DI DEFINIRE #POTENZA MAFIOSA SI PENSI E SI PARLI CHIARO»

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Dura la replica del Consigliere Regionale Santarsiero al Sindaco De Luca che è tornato a parlare di Mafia in città, dopo l’atto vandalico, probabilmente riconducibile a teppistelli che il sabato sera, da qualche mese a questa parte, si divertono a danneggiare le auto in sosta, dopo essersi fatti un bicchiere i più. Dopo i tanti sfortunati cittadini, questa volta il malcapitato è stato un parente di un esponente di giunta. E proprio su questo Santarsiero ha esordito dicendo «La città è stata sempre normale, da due anni siamo nel caos». E anche su una improbabile correlazione con la politica, il Consigliere non ha usato mezzi termini: «Basta con questa storia, si denunci un atto vandalico, se atto vandalico è, e basta. Se non è atto vandalico ed è minaccia si denuncino i sospetti». Santarsiero ha continuato ricordando a De Luca che «prima di definire la nostra città “mafiosa” si pensi, e si parli chiaro. Siamo stanchi di chi pensa che ci siano sempre altri cui scaricare colpe e nascondere le proprie. E i tanti cui la macchina rubano? E i tanti cui le distruggono senza clamore? E si usa l’istituzione per difendere un singolo e non tutti? Non è morale, questo sì che non è morale». E proprio sulla doppia morale dell’amministrazione potentina, tanti i cittadini che si sono indignati e hanno ricordato, come fatto da Santarsiero, che non si può «coprire le proprie vergogne scaricando le responsabilità sugli altri quando si sbaglia». In molti hanno accostato il voler trasformare un qualcosa che, purtroppo, ha toccato molti cittadini, come un attacco politico. Uno su tutti è stato il sindacalista Sebastiano Colucci che ha ironizzato affermando: «Ricapitolando: la sexy trappola, se accade agli altri, è un fenomeno mondiale di truffa agli utenti internet. Se a cascarci è uno che sta in giunta, è un attacco all’amministrazione. Se qualche ubriaco in città rompe specchietti e parabrezza, sono dei teppistelli che vanno individuati e puniti. Se capita a una parente di un assessore è mafia». Anche la professoressa Anna Rivelli è dello stesso avviso «è un po’ ridicolo voler vestire i panni degli eroi presi di mira dai cattivi…e poi meglio tacere dopo tanto clamore del presunto trappolone erotico di cui ancora si aspetta l’ultima puntata dopo che il cellulare dell’assessore in questione come un cadavere ha parlato». Il dibattito online è animato, ma la città pare aver capito, come ha affermato Mary Zirpoli «ragazzini fuori controllo, genitori assenti, controlli assenti, tanto alcool e impunità. La mafia non c’entra questi sono vandali» o Mimmo Leccese per il quale dove c’è la mafia agli interessati «le auto si bruciano».

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