IL PUNTO DI PISTONE: AEROPORTO LUCANO UN OPTIONAL

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Ogni opera pubblica ha una storia. E spesso si tratta di una lunga storia. Se poi questa deve essere realizzata in Basilicata è sempre impregnata di fatti e accadimenti che si intrecciano con la politica regionale, provinciale e cittadina. L’eventuale costruzione di un aeroporto in Basilicata riassume questo concetto. Oggi i tempi sono cambiati ma il chiodo fisso per tanti lucani resta, ci sarà mai un vero aeroporto in Basilicata? E i lucani ne hanno davvero bisogno? O è solo un optional? Per essere più chiari l’eventuale scalo potrà dare solo un aiuto allo sviluppo di una regione mortificata in tutti i settori del trasporto pubblico e privato. Ebbene le risposte sono insite in una storia che parte da lontano. Nel corso degli anni la pista Mattei è cresciuta in dimensioni e dotazioni tecniche, man mano che le necessità operative aumentavano di giorno in giorno. Il loro sviluppo ha seguito di pari passo quello degli aeroplani, fino a oggi e ancora continua. La pista polverosa di Enrico Mattei è una foto ormai ingiallita. Dopo l’autorizzazione Enac n. 340 (aprile 2015) alla gestione e all’uso dell’aviosuperficie di Pisticci per le attività di trasporto pubblico passeggeri (TPP), si punta alla promozione ad aeroporto generale in modo da consentire atterraggio e decollo di velivoli da più posti e avviare qualche volo nazionale verso le grandi città. Nel 2015 sono già stati 210 i voli (provenienti anche da capitali europee) che hanno interessato l’Enrico Mattei proiettato verso un ruolo di interesse interregionale per alcune compagnie. Oggi sulla pista c’è l’interesse di Winfly s.r.l. Il contratto di gestione, comprende il completamento dei lavori dell’aviosuperficie con allungamento a 1 600 m, impianto voli notte e avvio dell’omonima aviosuperficie, come Aeroporto di Basilicata. Il primo aereo ad atterrare è stato un jet privato, un Cessna Citation Mustang, proveniente da Bologna; poi la volta di due aerei di professionisti di Pordenone originari della Basilicata sono atterrati a Pisticci. L’Enac riferisce che nei prossimi dieci anni il traffico aeroportuale raddoppierà: Passeremo dai 150 milioni a circa 300 milioni di passeggeri. Il che significa, secondo le stime, oltre 200 nuovi miliardi di Pil. Senza infrastrutture aeroportuali tutta questa ricchezza andrebbe al centro-nord, come ebbe a dire l’ex assessore Berlinguer, e determinerebbe un ulteriore, ennesimo ritardo del mezzogiorno. Non capisco come si possa accettare che in Italia vi siano Regioni ove gli aeroporti distano meno di un’ora l’uno dall’altro. E’ il caso di Verona e Brescia, Treviso e Venezia, Pisa e Firenze, Rimini e Forlì… mentre da Bari a Crotone ci sono cinque ore di viaggio senza incontrare un solo aeroporto. Dobbiamo rassegnarci a che su dieci turisti che giungono in Italia otto vanno al centro-nord e due al sud? Come pensiamo di fare Pil nel mezzogiorno? Con le vecchie produzioni industriali? O vogliamo attrezzarci per accogliere una domanda turistica mondiale che rischia di andare altrove? Un decreto governativo consente alla Basilicata, e in particolare alla pista Mattei, a Pisticci in provincia di Matera, di evolvere in aeroporto di interesse nazionale o attraverso un piano industriale che sappia coniugare ottimamente costi e ricavi o attraverso la via della continuità territoriale. Ma al momento resta tutto lettera morta. I lucani al momento hanno solo due possibilità per viaggiare in aereo, Bari Palese o Napoli Capodichino. Le altre soluzioni alternative sono rappresentate dagli scali di Pontecagnano e in futuro si spera Pisticci Si tratta di eliminare un gap infrastrutturale semplicemente spaventoso che rischia di penalizzare per sempre la Basilicata. Ma se tutto questo non si dovesse concretizzare perché non si punta sull’Alta velocità con una linea ferroviaria ex novo capace anche di unire Potenza e Matera e soddisfare un altro bisogno. E anche questo rappresenta ancora un sogno. Restano solo criticità: viabilità moritificata, rete ferroviaria obsoleta e mancanza di un aeroporto. La mobilità lucana resta affidata soprattutto al solo trasporto su gomma.

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