ESTRAZIONI PETROLIFERE: RENZI PARTE ALL’ATTACCO DELL’ADRIATICO E DELLO JONIO

«E’ ufficiale. Circa cinquemila chilometri quadrati di mar Jonio e mar Adriatico, tra Puglia, Basilicata e Calabria, saranno sottoposti a delle ricerche con la tecnica dell’air gun per verificare se nel sottosuolo marino ci sono petrolio e gas». A comunicarlo è l’eurodeputato del M5S Piernicola Pedicini che evidenzia «lo ha deciso, qualche giorno fa, il ministero dell’Ambiente emanando due decreti con cui azzera qualsiasi dubbio rispetto ai problemi di impatto ambientale e di danni all’ecosistema marino. A cercare il petrolio saranno gli australiani della Global Petroleum Limited, nell’Adriatico, tra Vieste e Brindisi, e gli italiani della Schlumberger di Parma nello Jonio, tra Taranto, Metapontino, Gallipoli e Cirò Marina. Dunque, i disegni renziani e del suo governo vanno avanti e non si fermano». Secondo Pedicini è chiaro a tutti che a Renzi non interessano le possibili conseguenze sulle bellezze naturali, sul turismo, la pesca e sulle devastazioni che le aree protette e il mare subiranno. «A lui interessa solo salvaguardare i profitti miliardari delle multinazionali delle trivelle. A rimetterci come sempre saranno i cittadini, tant’è che anche la contropartita delle royalties derivanti dalle estrazioni petrolifere, è solo un piatto di lenticchie. Basti ricordare che attualmente le royalties erogate in Italia, compresa la Basilicata, sono circa 400 milioni di euro all’anno e rappresentano appena lo 0,02 per cento del pil nazionale (prodotto interno lordo). Va anche tenuto conto – aggiunge – che questi soldi sono una cifra ridicola rispetto ai circa 14 miliardi di euro che ogni anno l’Italia elargisce in sussidi, aiuti diretti e indiretti alla produzione, distribuzione e consumo di combustibili fossili». Ritornando a Renzi, non bisogna dimenticare che sta facendo quello che aveva detto due anni fa: «Non possono essere quattro comitatini a bloccare la possibilità di estrarre petrolio dal sottosuolo e dal mare italiano». A detta dell’eurodeputato pentastellato, dopo queste affermazioni, il premier non eletto è andato dritto in questa direzione. «Prima ha imposto la legge Sblocca Italia, poi ha fatto di tutto per spingere gli italiani a non andare a votare al referendum di aprire scorso contro le trivelle e ora vorrebbe vincere il referendum costituzionale del 4 dicembre per avere ancora più potere decisionale. Per Renzi, la questione delle estrazioni petrolifere nel mare italiano è un chiodo fisso: ha ignorato la denuncia degli esperti sui gravi danni all’ecosistema marino a causa delle tecniche di ricerche basate sulle tecniche dell’air gun, una sorta di cannone ad aria compressa che spara forti getti di aria compressa che comprimono l’acqua e i fondali distruggendo la fauna marina; non ha considerato l’ultima denuncia dell’associazione Mediterraneo No Triv, che ha evidenziato il rischio che con la tecnica dell’air gun potrebbero emergere forti pericoli a causa della presenza nei fondali del nostro mare di navi affondate cariche di rifiuti radioattivi. Infine, va anche detto che Renzi ha gioco facile perché esistono presidenti di Regione e esponenti del suo partito, furbi e ambigui, che fanno finta di protestare ma poi, puntualmente, si accodano alle decisioni prese a Roma».

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